L’ESPERIENZA DI UNA CHIESA PLURALE.
IL SINODO DELLE CHIESE VALDESI E METODISTE

36827. TORRE PELLICE-ADISTA. Non c’è immagine che renda più efficacemente cosa sia, e tenti sempre più di essere, la Chiesa valdese e metodista in Italia di quella biblica dello zoppo seduto davanti al tempio che, guarito dalle parole di Pietro «alzati e cammina» (Atti 3,1-10), inizia a saltellare lodando Dio: un outsider che, pregando a suo modo, diviene protagonista della scena. Non a caso è stato proprio questo brano al centro della predicazione con la quale Eliana Briante, pastora della Chiesa metodista di Milano, ha inaugurato, nell’annuale appuntamento di Torre Pellice, il Sinodo che ha visto riuniti, dal 26 al 31 agosto scorso, i 180 membri che costituiscono il massimo organo decisionale della Chiesa valdese-Unione delle Chiese metodiste e valdesi.

L’outsider che cambia le regole, che mette in pratica un modo diverso di ringraziare il Signore spiazza e stupisce e induce a chiedersi, come fa Briante nel corso della sua predicazione: «Siamo ancora in grado di stupirci e di meravigliarci? Siamo in grado di accettare un modo diverso di lodare il Signore e di esprimere con tutto il nostro essere la gioia che ci provoca la sua presenza nella nostra vita?».

Una domanda alla quale la Chiesa valdese ha risposto da tempo con la sua apertura e pluralità: una molteplicità di esperienze e vedute che ancora una volta ha caratterizzato anche l’assemblea del Sinodo.

Immigrazione

Se c’è un terreno sul quale negli anni i valdesi hanno dimostrato tale apertura, questo è senz’altro quello dell’immigrazione, cui è stata dedicata la seconda giornata di lavori con una serata pubblica incentrata sui racconti di alcuni giovani immigrati membri di Chiese evangeliche, alla quale ha partecipato il ministro per la cooperazione e l’integrazione, Andrea Riccardi. «Dobbiamo cambiare l’idea di fondo che troppo a lungo ha orientato il dibattito sull’immigrazione – ha esordito il ministro – spiegando che non siamo affatto di fronte a un’invasione ma all’opportunità di accogliere e valorizzare giovani come quelli che hanno parlato stasera. Attraversiamo un momento difficile, certo, ma dobbiamo capire che il rilancio della crescita economica sarà con gli immigrati o semplicemente non sarà». «Siamo in ritardo – gli ha fatto eco Paolo Naso, politologo e coordinatore del programma “Essere Chiesa insieme” della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei) – perché a lungo abbiamo pensato che, diversamente dal resto dell’Europa, l’immigrazione in Italia sarebbe stata transitoria e reversibile. Ora si tratta di recuperare il terreno perso affrontando con decisione il tema della cittadinanza, dei diritti e dei doveri di chi vive permanentemente in Italia. Si tratta – ha conluso – di costruire un “patto” di convivenza nel quale, consapevoli delle proprie identità, italiani ed immigrati si riconoscano parti della stessa comunità civile».

Un impegno che, come ha ricordato la moderatora uscente Maria Bonafede (cui è succeduto Eugenio Bernardini, tra le altre cose vice moderatore della Tavola valdese dal 2005 al 2010), da sempre vede in prima linea la Chiesa valdese che continuerà con «determinazione a sollecitare norme che garantiscono i diritti degli immigrati che ormai costituiscono una componente essenziale della nostra società».

Pluralità che si traduce in una tensione a quel dialogo ecumenico che, come rilevato nel corso dei lavori, sembra ostacolato dalle spinte identitarie all’interno delle Chiese. «Convertirsi a Cristo è certamente la prima parola d’ordine dell’ecumenismo», ha sottolineato in merito la pastora Letizia Tomassone, vice presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei). «La seconda però è pluralità». Secondo Tomassone, esistono oggi dei temi discriminanti che segnano divisioni non solo tra le diverse Chiese e religioni, ma anche all’interno di ognuna di esse.

Temi quali il ruolo delle donne, l’etica, i rapporti con lo Stato, la laicità, fanno emergere, evidenzia Tomassone, la pluralità di posizioni che esistono all’interno della stessa famiglia confessionale.

Nuove famiglie

Ma al Sinodo non si è parlato solo di “famiglie” confessionali. A due anni dal via libera alla benedizione delle coppie di fatto, sia eterosessuali che omosessuali, deciso nell’assemblea del 2010 (v. Adista n. 66/10) e celebrate in questo periodo in diverse comunità valdesi italiane, da Trapani a Milano, il Sinodo ha fatto il punto sulla dimensione plurale delle famiglie, tutte «ugualmente significative», come ha sottolineato – illustrando il documento Nuove e vecchie famiglie, quali modelli? redatto dalla Commissione “Famiglia, matrimonio e coppie di fatto” – il teologo valdese Enrico Benedetto. «Forse – ha aggiunto – come protestanti, nati da un “divorzio” dalla Chiesa cattolica che non ha portato alla dissoluzione ma che, al contrario, è stato motivo di vita e di crescita, siamo nella condizione di guardare alle nuove forme di famiglia, e penso in particolare a quelle ricomposte, con lo sguardo benevolente e non giudicante del Vangelo».

«La benedizione delle coppie omosessuali è stata la “bomba” che ci ha fatto rimettere in discussione i nostri modelli e ci ha stimolato a pensare e a discutere di famiglie plurali», ha aggiunto il pastore della Chiesa valdese di Torino Paolo Ribet, tra gli estensori del documento che sarà ora inviato alle chiese locali per una valutazione.

8 per mille

Una larghezza di vedute evidentemente apprezzata dai quasi 500mila cittadini italiani che destinano il loro 8 per mille alla Chiesa valdese (secondo gli ultimi dati disponibili, relativi alla dichiarazione dei redditi del 2009, ben 14 milioni di euro entreranno quest’anno nelle casse della Chiesa valdese, v. Adista n. 29/12). Di costoro solo il 2% si dichiara protestante, come ha evidenziato Paolo Naso nel dibattito del 29 agosto: più del 50% dei firmatari si dice o “non credente” o “agnostico”, mentre il 25% si dice “cattolico”. Tra le regioni più “virtuose”, Piemonte, Lombardia, Liguria, Reggio Emilia, Veneto e Lazio. Cifre destinate a crescere con la modifica dell’Intesa riguardante l’accesso alle cosiddette “quote non espresse” dell’8 per mille. Anche far fronte alla novità il Sinodo ha approvato un piano “strategico” che cambierà la ripartizione dei progetti destinati all’estero: una percentuale che dal 30%, passerà al 50% del totale delle somme ricevute. (ingrid colanicchia)

FONTE:  Adista Notizie Nr. 31

Scuola di formazione teologica della Diocesi di Adria-Rovigo: anno pastorale 2011-2012.